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Tutela marittimi italiani: Dottor Pujia risponde. SDM precisa

Tutela marittimi italiani: Dottor Pujia risponde. SDM precisa

Pubblicata il 16/06/2009

 

In data 18 aprile 2009 abbiamo inviato una istanza per chiedere allo Stato Italiano una tutela dei lavoratori marittimi italiani. L'istanza è stata inoltrata al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e ai Ministri Tremonti, Sacconi e Matteoli.

 

Per leggere questa nostra istanza cliccare QUI

 

In data 04 giugno 2009 a questa nostra istanza ha risposto il Dottor Enrico Maria Pujia (in foto) Direttore Generale per il Trasporto Marittimo del Ministero dei Trasporti (fa parte anche del Consiglio d'Amministrazione dell'Accademia del Mare di Genova, come anche l'Ammiraglio Pollastrini).

Per leggere questa risposta clicca QUI

 

Come noterete non è possibile accettare questo contentino, anche perchè non entra nel merito di alcun discorso e fornisce risposte banali e non corrette. SDM Sindacato dei Marittimi non si accontenta ma soprattutto non permette a nessuno di distorcere quanto da noi affermato, anche quando paradossalmente quanto ci si attribuisce, è corretto. Questo perchè sinceramente ci sembra voler far passare SDM come ignorante in materia, invece che analizzare se quanto diciamo sia più o meno reale.

 

Per questo motivo, abbiamo risposto al Dottor Pujia e per conoscenza abbiamo inviato questa nostra a tutti i Ministri che erano in indirizzo nella nostra istanza del 18 aprile 2009.

 

Per leggere nostra risposta al Dottor Pujia cliccare QUI

 

La risposta è molto lunga, ma era doveroso farla così per cercare di essere ben compresi. SDM Sindacato dei Marittimi a differenza di alcuni sa di non essere infallibile, ma non avendo paura di errare continua sulla sua strada, poichè l'unico nostro interesse è tutelare i lavoratori marittimi.

 

Abbiamo riformulato le nostre proposte, ma gradiremmo ora che nel non accettarle i vari responsabili motivassero il rigetto, senza elencarci leggi.

 

Devono dire, e non a noi SDM ma ai marittimi del perchè dal 2000 i rimborsi previsti, per chi ne aveva diritto, relativi ai corsi STCW non sono stati ancora soluti. E' così difficile rispondere? Possono anche dire "non vogliamo darvi un euro" ma devono dirlo, non possono eludere la risposta per altri 9 anni. Non basta dire non ci sono i fondi.

 

Ci devono dire perchè non vogliono farci scaricare dalle tasse dei corsi costosi e obbligatori, quando invece possiamo scaricarci un TV con decoder.

 

Devono dirci perchè se una persona lavora in un Ufficio Tecnico (per armatori o Stato) può rinnovarsi senza navigare i certificati IMO e corsi, mentre lo sventurato che per malattia non riesce a fare i 12 mesi di navigazione nell'arco dei 5 anni, deve se riesce iniziare tutto da capo.

 

Devono dirci perchè dal 2008 il Ministero dei trasporti se ne frega dell'argomento diritto al voto dei lavoratori marittimi. Troppo lavoro? Per rispondere ad una istanza occorrono più di 9 mesi? E per la soluzione quanto serve un decennio?

 

Devono dirci come mai se un cittadino non paga nei tempi da loro previsti deve allo Stato interessi e penale di mora (fino al pignoramento) mentre un armatore che ha utilizzato delle agevolazioni fiscali non dando il dovuto, basta che paga con solo gli interessi! Devono dirci come mai nel Registro Internazionale si obbliga l'imabrco di 2 allievi (1 coperta e 1 macchina) mentre nella Tonnage Tax ne basta 1.

 

Devono dirci come mai evitano di voler parlare di controlli. Eppure a noi lavoratori di controlli ne fanno. Corsi e esami a terra, visite a bordo, ma forse la risposta è complessa da dare.

 

Insomma dovete rispondere. Siamo stufi di elenchi di leggi, siamo capaci a trovarle da soli, le dobbiamo per forza conoscere. La domanda è chi le scrive conosce l'argomento di cui tratta? Conosce la realtà? Si chiede quanto seppur sulla carta tutto è perfetto, se nella realtà quello che impone è fattibile?

 

Ecco in sintesi cosa abbiamo proposto:

Tonnage Tax – usare il denaro prima per dare i rimborsi ai lavoratori che ne hanno diritto, relativi ai corsi svolti dagli stessi nell’anno 2000. Poiché questa norma è stata pensata per riportare sotto bandiera comunitaria le navi, e mettere in movimento il mercato del lavoro marittimo comunitario, e visto che l’agevolazione è fiscale quindi detto con parole povere entrate minori per lo Stato italiano, secondo noi nel testo si doveva così stabilire:

- imbarco di minimo 2 Allievi, 1 coperta e 1 di macchina (come anche previsto nel Registro Int.le)

- stabilire che minimo il 65% dell’equipaggio sia italiano (le agevolazioni le offre l’Italia, almeno un rientro in posti di lavoro appare opportuno) e il restante per lavoratori comunitari. Solo provando con documenti ufficiali che non si è trovato nessuno italiano e comunitario, parte del restante 35% può essere usato per impiegare extracomunitari. Per gli armatori che impiegheranno il 100% italiani, un ulteriore bonus. Questi sono dati chiaramente da valutare e su cui discutere, ma già siamo un passo in avanti rispetto all’attuale normativa

- prevedere l’obbligo di formazione diretta o mista, ma eliminare la opzione indiretta. Per la mista stabilire un minimo periodo nel quale deve essere obbligatorio imbarcare gli allievi (almeno 210 gg) Agevolazione fiscale vuol dire alleggerire la pressione relativa alle tasse, ma è chiaro che chi vuole usufruire di questa deve dare qualcosa in cambio almeno vicino a quanto fruito. Non si può dare una agevolazione e chiedere in cambio 1 solo posto di lavoro (allievo) o in alternativa un versamento di 22.732€.

Registro Internazionale – che vengano effettuati controlli più mirati. Si ricorda che prima di arrivare all’impiego di extracomunitari, si deve provare di non aver trovato nessuno in Italia e Unione Europea. Chiediamo numero verde per favorire segnalazioni anonime da parte dei lavoratori, così da demotivare atteggiamenti impuniti, almeno in qualche realtà facilmente controllabile, e facilitare anche il lavoro delle stesse Capitanerie. Direte Voi, ma qualcuno potrebbe obiettare dicendo che le navi se non rientrano in porti italiani non possono essere controllate. Queste sono semplici SCUSE e NON VOLONTA’ a contrastare certi comportamenti, e questo perchè si potrebbe certamente stabilire per legge che le compagnie che applicano tale norma, depositino, ogni volta che sono modificate, le crew list, presso il Comando Generale delle Capitanerie di Porto. Ci sono le e-mail oggi, lo Stato può ancora fare leggi, quindi … … (nella Tonnage Tax la telematica è usata, o no?) Così com’è oggi il registro internazionale sembra che il Governo si sia scaricato un po’ le responsabilità, lasciando alle parti sociali il solo compito di controllare. Senza fare polemica o accusa, sarebbe il caso che lo Stato riprendesse il controllo della situazione, al massimo coadiuvato da tutte le parti sociali.

Controlli su procedure di imbarco e sbarco – Per aggirare alcuni controlli, molti imbarchi e sbarchi avvengono in porti esteri. Si dovrebbe controllare specialmente quei casi quando tali operazioni avvengono in porti esteri poco prima del rientro della nave in Italia, o peggio poche ore dopo che questa abbia lascito l'Italia. In questi imbarchi/sbarchi si cambia il personale italiano con quello straniero. Alcune volte questa procedura è dettata da necessità reali, ma spesso il motivo è ben altro. L'unico modo per controllare, è imporre l'invio telematico delle crew list aggiornate ad un ufficio che controlli questi documenti. Molti di questi dati sono già in possesso degli uffici preposti, i quali però hanno difficoltà nei controlli, forse per poca organizzazione. Non facciamo di tutta un erba un fascio, e crediamo che molti armatori non avranno problemi a collaborare.

Costituzione rapida del collocamento gente di mare – fornirebbe molti dati interessanti oltre che essere prima forma di tutela di lavoro per gli italiani. Magari non leggeremo più titoli di armatori devastati dal dolore nel dover assumere stranieri! Questo fornirebbe anche dati per valutare il reale peso della crisi del Crew Shortage, non come ora che i dati offerti sono solo stimati. Con questi dati poi si prendono decisioni su come agire per arginare questa crisi.

Agevolazioni fiscali (nostra proposta prot 985/2009 del 12 gennaio 2009)

- Permettere ai lavoratori marittimi di poter scaricare i corsi obbligatori dalla dichiarazione dei redditi;

- Abolire la marca da bollo per presentare alle Capitanerie di Porto istanze relative a registrazioni a Libretto di Navigazione (esempio registrazione corsi, qualifiche professionali ect) o rilascio/rinnovo certificazione IMO

- Riconoscere ai lavoratori marittimi che svolgono loro attività lavorative su navi con bandiera italiana stesso trattamento dei colleghi che navigano su navi battenti altra bandiera (es Panamense), e cioè svolti 180 giorni di imbarco riconoscere loro agevolazioni fiscali.

- Ricevere atteso rimborso dei corsi obbligatori STCW frequentati nel 2000, 9 anni di attesa possono bastare, o no?

 

VI SEMBRA TROPPO?

 

Nella nostra risposta, vedete anche come abbiamo spiegato bene cosa sia un sindacato, poichè stiamo notando un atteggiamento pericoloso da parte di molti. Sembra che se una qualsiasi associazione chieda un diritto, questo non venga preso in considerazione quasi sostenendo che i cittadini che non si riconoscono nei loro "club" non meritino considerazione ma soprattutto uguali diritti. ATTENZIONE a fare questo giochino, è pericoloso. In nome di maggioranze o presunte tali, si sono commessi i più grandi errori, la storia insegna.

 

A chi si lascia convincere da certe persone che SDM non esiste, non conta niente e via dicendo, diciamo semplicemente una cosa: è importante se chi vi tutela è sindacato, associazione o comitato? Preferite essere in sigle "riconosciute" da certe persone per loro comodo, o aderire con chi con azioni provate cerca di tutelarvi?

 

Nella lettera abbiamo scritto: Questo lo diciamo non perché troviamo sminuente essere chiamati Associazione (che pensi Dottor Pujia ci avrebbe portato ancora più iscritti perché i marittimi dei sindacati non si fidano più) ma perché non si è Sindacato solo facendo sciopero, manifestazioni o firmando accordi e contratti. Si è sindacato per il lavoro che si fa, infatti “l'accertamento dell'esistenza delle OO.SS., nell'attuale struttura dell'ordinamento, comporta non già l'indagine su documenti che abbiano efficacia costitutiva della personalità, bensì, la rilevazione in fatto della concreta attività che viene svolta nel campo di interessi che è proprio di questo tipo di associazioni.” Non lo scriviamo a Lei Dottor Pujia, ma a tutti quelli che seguono la nostra attività. Sappiamo che è messa in circolo la voce che SDM addirittura non esiste, qualche “sindacalista” dice che non contiamo niente e facciamo solo caos, una compagnia invitava diplomaticamente i suoi lavoratori a “non aderire con noi” poiché non firmatari di contratti. Contano le azioni, tutto il resto è scenario, contorno. Si possono avere lustri e lustrini, questo poco conta perché finiti i fuochi d’artificio i lavoratori giudicano la realtà dei fatti, e poco importa se chi ti tutela sia Sindacato, Associazione o Comitato." Qualcuno vuole mettere in dubbio la concreta attività che viene svolta da SDM?

 

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