Costa Concordia: prime riflessioni
Pubblicata il 14.01.2012
Questa tragedia della nave Costa Concordia ci ha veramente colpiti, perchè mostra in modo duro cosa accade con un sinistro marittimo, di come questo colpisca tantissimi aspetti di una società in pochi attimi.
Mentre in altra parte del mondo altra nave si spezza, inquina il mare con danni ambientali devastanti, da noi vediamo l'immagine di questa nave da crociera inclinata, anzi ormai adagiata su di una fiancata, gente avvolta in coperte che ancora forse non crede a quanto da poco vissuto, una esperienza che li segnerà.
Si sono perse vite umane. In tutto questo c'è da pensare all'impatto che ha questo sinistro sull'occupazione di tante persone che vi lavoravano sopra. Le responsabilità da accertare e capire poi se si potrà agire per evitare in futuro stesso dramma.
Un sinistro marittimo muove tanti sentimenti, mostra come questo settore sia da tutelare, che occorre seriamente uscire da certe logiche, perchè la posta in gioco è altissima.
Un disastro. Per ora mentre le autorità svolgono le loro indagini, possiamo cercare di essere vicini alle tante persone coinvolte, offrendo loro un punto di riferimento come ne nasceranno a breve anche da altre associazioni, perchè il dopo sinistro già ormai presente sarà lungo, necessiterà di tempi.
In un secondo momento invece sapendo cosa ha generato questa tragedia, si dovrà iniziare un lavoro di riflessione seria, avanzare proposte mirate.
In molti titoli dei media che girano in queste ore, si evoca il Titanic, fortuna questa volta è andata diversamente, ma il Titanic fu l'inizio della vera sicurezza in mare, o quanto meno il pensare ad un concetto che fino a quel momento nessuno pensò e cioè salvaguardare le vite umane in mare e la sicurezza della navigazione.
Oggi questo sinistro sembra con forza volerci dire: signori è ora che agite nuovamente in virtù di quel valore di salvaguardia, che non dormiate su allori, che non pensiate che la tecnologia possa sostituire l'uomo.
Dalle prime interviste ai passeggeri si sottolinea come la multietnicità degli equipaggi sia un problema serio. I passeggeri affermano, e non hanno motivo di mentire, che il personale quasi tutto filippino (Costa li forma a Manila) non parlava italiano, e peggio non sapeva poi così bene neanche l'inglese.
Ora a noi di SDM Sindacato dei Marittimi tutti hanno sempre detto che questo problema che noi segnalavamo non esisteva, ORA CHE A DIRLO E DOPO UNA TRAGEDIA SONO I PASSEGGERI VOGLIAMO FARE QUALCOSA?
Una nave che affonda è sempre un simbolo, un segnale che ricorda all'uomo che il mare non consente errori, mai. L'errore umano purtroppo fa parte della nostra natura umana, nessuno di noi è esente, possiamo solo agire per diminuire che questo avvenga con facilità.
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